E’ tornato l’amico Marco Vallarino, autore di Enigma, una delle avventure italiane più acclamate di sempre. In questi giorni, ha sfornato il suo nuovo gioco: Nel mondo di Ayon. E’ la storia di un giovane giornalista a caccia di uno scoop: smascherare un misterioso writer, un artista di strada autore di graffiti. A differenza di Enigma, avventura dall’atmosfera dark, il tono di Ayon è più leggero, ricorda quello di un vecchio e leggendario gioco italiano, Non sarà un’avventura di Roberto Barabino.

Il giovane cronista che impersoniamo è un tipo un po’ tontarello e sprovveduto (proprio come il protagonista di Non sarà un’avventura, ambientata su una spiaggia), che si ritrova, a caccia di notizie, nel quartiere malfamato in cui il graffitaro è cresciuto. Per ora, ho giocato soltanto una sessione e ho trovato Ayon interessante e superiore ad Enigma sotto molti aspetti: qualità della scrittura, enigmi, storia. Mi è piaciuta l’idea di dotare il protagonista di una macchina fotografica con l’obiettivo di portare a casa alcune immagini dei graffiti: nostalgicamente, mi ha ricordato la mitica Terrormolinos, avventura anni Ottanta firmata Melbourne House, in cui, per “vincere”, bisognava documentare una assurda vacanza allo stesso modo.

ayon

Mi è piaciuta meno, invece, la struttura a tempo: si ha ben poco tempo per portare a termine il gioco, è molto difficile finirlo al primo colpo, e questo può essere un motivo di frustrazione soprattutto per chi si avvicina per la prima volta alle avventure e non sa che bisogna salvare spesso. Oltre tutto, la fretta non permette neppure di godersi bene tutto.

Detto questo, i giochi di Marco, inutile girarci intorno, sono sempre appassionanti perché sono, appunto, giochi, vere e proprie avventure vecchio stile, piene di puzzle e cose da fare. Marco non ha la velleità di rivoluzionare il mondo delle avventure proponendo storie interattive in cui si passa il tempo a leggere senza giocare. Marco vuole coinvolgere il giocatore e, per farlo, è costretto anche, inevitabilmente, a “forzature”, a piccoli “crimini contro la mimesi” (per citare un famoso saggio avventuroso) a fin di bene. Esempio, senza spoiler, l’enigma del cappellino sulla statua: nella realtà, basterebbe andare in un ferramenta e acquistare un qualche tipo di bastone per tirarlo giù, ma nell'”economia” dell’avventura non è possibile, e va benissimo così.

Bravo, Marco, che tieni vive le avventure italiane, a presto con nuovi appunti su Ayon.