Oggi è uno di quei rarissimi giorni in cui le avventure testuali compaiono su un quotidiano. Il Giornale ha un pezzo su un progetto americano di salvaguardia di “artefatti culturali”: tra questi, anche i videogiochi.

Il compito di fare una lista è stato affidato al professor Henry Lowood che ha già preso nella sua squadra una nostra vecchissima conoscenza: nientemeno che Steve Meretzky, il geniale autore di avventure testuali (che ho anche avuto il piacere di intervistare). Sì, perché tra i giochi da salvaguardare è già stata inserita una avventura testuale.

Quale? La leggenda, ovviamente: Zork I. Di cui, su Il Giornale, si parla così: “Uno dei primi videogiochi di avventura testuale, la prima versione fu scritta tra il 1977 e il 1979 dal Dynamic Modelling Group del Mit. Il nome del gioco indica un programma non ancora terminato. Ambientato in un esteso labirinto, vede come giocatore un avventuriero senza nome che ha l’obiettivo di trovare tesori nascosti nel sottosuolo sopravvivendo ai nemici Grue”.

Così viene descitto Zork. Interessante l’accenno al fatto che l’avventuriero sia senza nome: il blank hero senza personalità né “background” dell’età dell’oro avventurosa, quello analizzato anche da Roger Giner Sorolla nel suo immortale saggio sulle avventure: Crimes against mimesis.