Sarà pure un atteggiamento un po' snob, ma certo viene da sorridere ogni volta che la stampa nazionale non specializzata si occupa di videogiochi. La maggior parte delle volte l'interesse si accende quando c'è da mettere alla berlina qualche titolo "violento" e allora i giornalisti si sbizzarriscono, spesso senza sapere bene di che cosa parlino, fin dai tempi di Carmageddon. Un caso tipico, un topos.

ltre volte i videogiochi finiscono nei TG e sui quotidiani quando qualche giornalista si accorge incredibilmente che il giro d'affari è stratosferico e presto farà concorrenza a quello dei DVD (se non lo ha già superato…). E noi appassionati che credevamo di essere dei deficienti…

Ultimamente, però, l'interesse dei "non addetti ai lavori" si è acceso, con luce tutto sommato positiva, per il tanto strombazzato Dante's Inferno, annunciato da mesi dalla Electronic Arts. Ora, non si può ancora discutere sulla qualità del titolo, che non è ancora uscito, anche se sospetto che sarà un normalissimo First Person Shoot'em up. I non addetti ai lavori però impazziscono all'idea che un videogame possa occuparsi di un argomento così alto, di un capolavoro come la Divina Commedia (e noi che credevamo di essere dei deficienti…).

Oggi, ad esempio, su La Stampa di Torino c'è un pezzo intitolato "Nel mezzo dei videogame di nostra vita", dove il giornalista dice di aspettarsi, a questo punto, anche qualche videogame sull'Iliade, l'Odissea o la Recherche di Proust (ma non ha giocato il mio L'avventura del Ciclope? :-))

A corredo dell'articolo c'è poi un box in cui si parla di esperimenti simili in passato.

Alcune considerazioni:

1) Perché quando i giornali "seri" parlando di videogiochi devono per forza citare Will Wright e Spore? Ho capito, è una leggenda nel campo, ma Spore, a parte l'idea, è una ciofeca. Ho capito, lo fanno perché credono che siamo dei deficienti e WW con i suoi giochi, con i suoi Sims ha nobilitato noi tutti.

2) A parte gli scherzi e il mio L'Avventura del Ciclope, anche in passato qualche videogioco ha sfiorato temi omerici. Ricordo ad esempio l'avventura Ulysses and the Golden Fleece (Sierra, 1981). In effetti, come scrivevo tempo fa, è sempre interessante scoprire come dai grandi capolavori della letteratura possano nascere avventure digitali.

2) Non per fare il puntiglioso, ma nel pezzo de La Stampa ci sono un po' di castronerie (quelle che scova sempre l'aficionado quando legge articoli sul suo "pane"). Ad esempio, La Stampa dice: "Lo scrittore Harlan Ellison ha elaborato due giochi I have no mouth e I must scream considerati alla stregua dei suoi migliori racconti"… sic. Addirittura tre castronerie in poche parole. Harlan Ellison non ha elaborato giochi. I have no mouth, and I must scream non sono due giochi, ma uno… e poi non è un gioco "alla stregua dei migliori racconti di Ellison" perché, guarda un po', è tratto da un omonimo racconto di Ellison. Niente male, eh? Eppure esiste Google.

A seguire c'è una imprecisione (o omissione) che riguarda noi appassionati di avventure testuali. La Stampa dice: "Douglas Adams, autore di una fortunata commedia radiofonica, ha creato un gioco da Gogol degli anni 2000, Bureaucracy". Ora, a parte che definire il mitico Adams "autore di una fortunata commedia radiofonica" è riduttivo, il suo gioco più famoso è naturalmente The Hitchhiker's Guide to the Galaxy, che è anche il suo romanzo più celebre.

Per concludere. L'autore del pezzo cita una frase del filosofo Giulio Giorello: "I videogiochi possono diventare una nuova forma di conoscenza collaborativa". Hai capito… ecco cominciamo a collaborare.