The Blind House: un thriller psicologico e pure un po' claustrofobico che promette ma mantiene poco. 

Attenzione: seguono spoiler.

s

p

o

i

l

e

r
Dopo avere aperto e chiuso velocemente alcuni giochi di questa Comp 2010, mi sono imbattuto in questo The Blind House che mi ha affascinato fin dall'inizio, al punto che ho voluto portarlo a termine, e mi ha dato l'impulso a continuare a occuparmi della gara di quest'anno.

Scritto in Glulxe, The Blind House ha il valore aggiunto di una grafica "minimalista" che ho apprezzato perché faceva molto "old style": il disegno delle due donne protagoniste, fisso in basso, e quello della stanza in cui ci si trova con le uscite possibili e gli oggetti principali stilizzati. 

Tutto comincia quando nei panni della protagonista, Helena, seguo una vecchia amica a casa sua, un piccolo appartamento in una località indefinita. Nella casa l'atmosfera è inquietante e infatti, non appena mi metto a letto, accade il più classico degli episodi in racconti di questo genere: ho un incubo e mi risveglio con le braccia ricoperte di sangue. Con una partenza del genere, uno si aspetta uno svolgimento all'altezza, ma purtroppo a conti fatti il gioco delude. Certo, appassiona, perché si ha voglia di esplorare la (piccola) casa per capire chi sia veramente la proprietaria mia amica, quali segreti nasconda, e il clima spettrale tiene desta l'attenzione. Altro pregio: la struttura prettamente narrativa con enigmi ben inseriti nella trama che non creano particolari ostacoli e permettono di proseguire agevolmente. 

Il finale, però, che in un gioco del genere è fondamentale, risulta confuso, tanto che non si capisce bene che cosa sia successo, e rovina l'impianto messo in piedi dall'autrice che si cela dietro lo pseudonimo di Maude Overton. 

Oltre tutto, ci sono alcuni fastidiosi bug che assumono peso in un'avventura così poco estesa, come la felpa che resta nella descrizione della stanza anche se la porto con me, e diversi problemi di "disambiguation" con le chiavi e le videocassette.

Peccato perché mi pare un'occasione sprecata, anche se forse il problema è nella sostanza, ossia nell'idea: molto fumo, poco arrosto.