Inutile presentare Scott Adams che, come precisa lui stesso, non è quello del fumetto Dilbert, ma quello di Pirate Adventure, The Count e Ghost Town. Quando gli ho chiesto un'intervista mi ha risposto: "Cosa? Ma mi conoscete anche in Italia? Non lo sapevo, credevo che i miei giochi non fossero mai arrivati laggiù". Sono arrivati, eccome se sono arrivati… Prima di passare all'intervista, precisiamo che Scott Adams è nato a Miami (Florida) il 10 luglio 1952. Vive a Platteville, nel Wisconsin, e continua ad amare i computer. La sua seconda moglie è nata a Los Angeles, ha origini portoricane e messicane. Ma vediamo che ha da dirci lui.

Quando e come ha scoperto i computer?
Nel 1968, quando nel Dipartimento di matematica all'università decisero, in via sperimentale, di collegare un terminale ad un Ibm 360. Il linguaggio di programmazione più diffuso era l'Apl: passai un'infinità di ore alla tastiera per scoprirne tutti i segreti. Ho imparato da solo, mi considero un autentico autodidatta.

Ha sempre scritto giochi d'avventura oppure prima aveva un altro lavoro?
Ero stato assunto da un'azienda come programmatore quando mi capitò di provare una delle prime versioni di Colossal Cave. Dopo aver risolto il gioco, decisi di scrivere un gioco d'avventura che girasse sul mio TRS-80.

Foto di Scott Adams Che cosa sognava di fare da grande?
Volevo diventare uno scrittore.

Di che cosa si occupa adesso? Ha intenzione di scrivere qualche altro gioco d'avventura?
Di cosa mi occupo? Me la spasso con i videogames e mi dedico alla famiglia: ho cinque figli. Adoro i giochi in soggettiva come Descent 3, Half-life e Unreal. Poi mi piacciono gli strategici come C&C e i "building games" come Caesar 3 e Roller Coaster Tycoon. Sto inoltre lavorando duro a una versione di Return to Pirate Island, che avrà un parser molto elaborato: è un modo per rivivere i tempi andati, quelli dell'happy adventuring!

Ha qualche altro progetto in mente, c'è una storia che vorrebbe far diventare un'avventura?
Mah, dovrei pensarci. Se mai finirò Return to Pirate Island, è probabile che concentrerò le mie forze su un nuovo gioco. E' comunque presto per dirlo.

Quanti soldi fruttarono, ai tempi d'oro, le sue avventure?
Al culmine del loro successo, negli anni Ottanta, l'Adventure International in un anno poteva incassare anche tre milioni di dollari.

Ha nostalgia di quell'epoca?
Certamente.

Crede che le avventure di oggi siano valide quanto quelle di ieri? Forse l'atmosfera dei giochi è diversa. O no?
Beh, i giochi di oggi sono molto belli. Ho provato Myst, Riven e le adventure della Lucas Arts. Ho una certa predilezione per i titoli della Lucas Arts perché le sceneggiature sono ricche di ironia, elemento fondamentale e piacevole.

C'è una persona che sente di dover ringraziare per il suo successo?
Mia madre, perché mi ha cresciuto facendomi credere che, volendolo e impegnandomi, avrei potuto raggiungere qualunque risultato. Aveva ragione.

Qual è il peggior gioco che ha scritto?
Il peggiore è un gioco per il TRS-80: si trattava della simulazione di una corsa di cavalli.

Foto di Scott AdamsE il migliore?
Il mio preferito non è mai stato pubblicato: si chiamava Sapphire. Era un arcade che si svolgeva in un palazzo invaso dalle fiamme. Molto movimentato.

Qual è la peggior avventura che abbia mai provato?
Non credo opportuno rispondere a questa domanda. Penso che i giochi peggiori siano quelli che non sono mai finiti nei negozi e che, quindi, nessuno ha mai visto.

E la migliore?
Le migliori sono quelli che danno ore di gioia e divertimento

Quali computer ha usato nella sua vita?
IBM 360, 370, 1130. PDP-11, Vax, DDP24, Micros TRS-80 (modelli 1,2,3, 4). Poi Apple, Exidy Sorcerer, Atari 400/800, Northstar CPM, Pc Ibm e TI 99/4a.

Foto di Scott AdamsE' vero che i giochi di avventura sono anche molto educativi?
Lo possono essere. Naturalmente dipende dalle intenzioni dell'autore. Con i miei giochi volevo mettere alla prova gli avventurieri, mai frustrarli però. Gli enigmi che architettavo erano sempre preceduti da una serie di indizi che ne consentivano un'agevole soluzione. Spettava al giocatore cogliere ogni traccia, concentrare l'attenzione su un oggetto particolare, farsi furbo.

Parliamo un po' della sua vita privata: che cosa fa nel tempo libero? Che libri legge?
Amo l'equitazione, passo moltissimo tempo a cavallo, ne ho sette. Poi nuoto e faccio lunghe passeggiate. Leggo libri di fantascienza e testi sacri.

Con i suoi giochi, lei è diventato famoso in tutto il mondo: che cosa si prova?
E' meraviglioso, non saprei che altro dire.

Anche sua moglie Alexis scriveva avventure.
Non direi, è inesatto. Ci provava, ma ero sempre io a finalizzare i suoi sforzi. Comunque ho firmato alcuni giochi con il suo nome, anche se non se lo meritava fino in fondo. Ho divorziato quasi dieci anni fa. Mi sono risposato e sono felicissimo.

Parliamo un po' dei giochi Infocom: qual è il suo preferito ?
Ho giocato il primo Zork e l'ho trovato straordinario.

Negli anni Ottanta ha mai pensato di scrivere un gioco con un parser simile a quello della Infocom?
Assolutamente no. A quel tempo la competizione e la rivalità erano feroci!

Settembre 1999