Dollari. Mystery Master Murder By The Dozen (Cbs Software) uscì in Usa nel 1983. Gioco da tavolo trasformato in videogame, propone dodici delitti, avvenuti in una città immaginaria chiamata Micropolis. Alle inchieste possono partecipare al massimo quattro persone che, per risolvere i casi, hanno bisogno di un libriccino degli indizi: impossibile, dunque, giocare senza possedere il gioco originale o, almeno, una copia del testo su carta. Per questo ebbe scarsa diffusione in Italia, dove all’epoca circolava per lo più software piratato. Ma c’è anche un altro motivo: il prezzo. Una copia originale di Mystery Master Murder By The Dozen costava, infatti, 80 dollari (equivalenti a circa 250mila lire di oggi).

Inglish. Diciotto mesi: tanto hanno impiegato Philip Mitchell e il suo team per realizzare The Hobbit (Melbourne House, 1983), l’avventura più venduta per lo Zx Spectrum. Quando Mitchell progettò Sherlock (uscito nel 1985) aveva intenzione di fare “risultare The Hobbit un pezzo d’antiquariato”. La storia fu ideata da Sarah Byrnes, studiosa, esperta di Arthur Conan Doyle. L’Inglish, il parser già usato per The Hobbit, fu modificato da Stuart Richie. E’ uno dei giochi che contiene più bug nella storia delle avventure. Si dice che, quando uscì, la Melbourne House mise in palio un viaggio a Londra per chi lo avesse risolto per primo.

Royalties. Trevor Hall, nato nel 1959 vicino a York, in Inghilterra, è l’autore di Twin Kingdom Valley (BugByte, 1983). “Per quel gioco mi ispirai ad Adventure di Crowther e Woods. Dopo averlo scritto decisi di proporlo a qualcuno: la BugByte mi offrì una buona percentuale sulle vendite e accettai. Era una società governata da tre persone, con una grande sede in un palazzo nuovo. S’erano fatti un nome con Manic Miner: si lasciarono sfuggire, però, il programmatore di quel gioco e forse da lì iniziò il loro declino. All’epoca ero uno studente e le royalties che incassai per Twin Kingdom Valley mi sembravano somme principesche. Poi la BugByte fallì. Oltre a me oggi hanno altri creditori”.

Blasius. La sigla GMD del celebre archivio sta per “Gesellschaft fuer Mathematik und Datenverarbni, ideatore dell’archivio, nato nel novembre 1992: “I colleghi sanno che passo circa 20 ore a settimana per l’aggiornamento e mi incoraggiano. Lo sanno anche i miei superiori e sono contenti perché il nome del GMD circola nel mondo: insomma, vedono il mio hobby come una forma di pubblicità”. Nel 1993 sono stati seitung”, ovvero “Istituto di ricerca matematica e di elaborazione dati”. Tra gli impiegati c’è Volker Blasius, 52 ancaricati 76.155 file (3.942 a gennaio, 11.005 solo a dicembre). “L’avventura più richiesta era Leisure Suit Larry I” dice Blasius, che sostiene di giocare pochissimo: “Avro finito uno o due adventure. Sono innamorato, però, di Curses di Graham Nelson, davvero straordinario. Ho raggiunto i 120 punti, poi ho smesso di giocare e non ho mai ricominciato”.