Ho voluto raccogliere qui commenti, critiche e complimenti a Flamel. Buona lettura. E attenti agli spoiler, meglio giocare prima di buttarsi sui commenti.

RikTik, 23 gennaio 2002

Ciao, innanzi tutto complimenti per la tua avventura, imho, la migliore at che abbia fino ad ora giocato. Ok non ne ho giocate molte, ma tutte quelle recenti..

La storia è avvincente, surreale, sorprendente ma soprattutto scritta bene. Il gioco non è difficile, ma è un pregio poichè non rompe il ritmo della trama. I nomi dei personaggi sono allucinanti :-), ma dopo un po’ ci si abitua e si impara ad apprezzarne la fantasia.
L’unica cosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca (altrimenti sarebbe stata perfetta) è il finale, a mio avviso banale. Avrei preferito un finale che spiegasse effettivamente tutti quegli avvenimenti misteriosi che costellano il procedere della storia assegnando ad ognuno il giusto ruolo nella conclusione. Sarebbe potuto essere un finale tecnologico (alla matrix) o mistico (flamel oggetto della lotta tra bene e male di due esseri superiori) o poliziesco…
Bella anche la gestione del tempo, anche se non ho mai percepito la sua influenza sulle azioni possibili (ad esempio non mi è mai stato possibile fare un pisolino).
Sperando di fare cosa gradita ti segnalo qualche piccola cosa in cui mi sono imbattuto (pochissime, davvero complimenti) […]
Spesso si ha giocando a flamel la sensazione di camminare sul filo tra realtà e sogno, come in una allucinazione (o una sbronza se preferisci) in cui si viene sballottati da un posto all’altro senza avere un reale momento di controllo sugli eventi, senza sapere effettivamente ciò che succede e perchè. Anzi spesso si viene travolti da nuove situazioni completamente inaspettate e per lo più misteriose. […]
Il finale così tagliato non raggiunge questo scopo secondo me. Più che altro perchè per farlo avrebbe dovuto colpire il giocatore come una frustrata, ossia essere assolutamente fuori schema anche violento o macabro (cosa che non so se avrei apprezzato). Io come ho detto l’avrei preferito più articolato (senza il bisogno di spiegare tutto) magari scoperto dal giocatore non in poche battutte ma continuando a giocare.

Paolo Vece, 30 gennaio 2002

Flamel: non l’ho ancora finito, ma credo che, rispetto alle altre avventure italiane, sia un prodotto più maturo. Direi che per Flamel possiamo cominciare a parlare di avventure non del revival, ma della conferma della capacità dei nostri autori di produrre prodotti sofisticati e di pregio. Quello che è mancato alle altre avventure prodotte nell’ultimo periodo è una trama di fondo, l’idea che dietro il gioco ci sia effettivamente una storia, un mondo che è stato progettato e che prosegue su una serie di binari logici stabiliti dal suo autore. Flamel è un ottimo esempio di avventura testuale che non è solo una raccolta di enigmi, ma è, finalmente, una storia che evolve sotto le nostre mani.
Ciao

Federico, 25 gennaio 2002

Ho finalmente terminato il tuo gioco. So che volevi di recensioni , quindi parzialmente ti accontento. Quello che ho trovato nel tuo gioco e non negli altri italiani che ho provato e’ stata la : trama. (ps di giochi italiani ne ho provati pochi quindi non odiatemi). Ottima trama, ottima inventiva. La prima parte e’ molto costretta, ma non e’ un male. La linearità all’inizio serve a dirigere il giocatore in un certo stato di idee.
Questa e’ un ottima idea in particolare nei giochi investigativi. L’idea della parte finale con tre mondi e’ buona, ma io l’avrei sviluppata di più… più enigmi, tre avventure piccole piccole ma toste.
E’ vero che sono rimasto bloccato, ma per un mio preconcetto. Pensavo ad enigmi più complessi, invece sia per il killer sia per lo psicopatico serviva solo esaminare un po’ meglio l’ambiente circostante.
Per finire. L’avventura mi e’ durata una sera + la sera sucessiva per i due enigmi della piattaforma che mi erano rimasti. Sotto il profilo della sfida e’ stato piuttosto deludente. Questo per quanto riguarda la tecnica. Nel globale l’ho trovato un gioco, per mia attitudine, ispirato. Splendido nella narrativa, e poetico e solenne nei contenuti. Per fare paragoni inutili , è un corrispettivo simile nel significato ad Adam Cadre per l’if anglosassone. Sviluppato in maniera più articolata, specialmente nella fase centrale (la prigione), ed in quella finale, avrebbe potuto essere un piccolo capolavoro. Più enigmi, meno conduzione del master.
Comunque la fine, diciamo ‘felliniana’ (8/12), non so se voluta o meno, è splendida, un’avventura da ricordare. Ma non scordarmi del tutto gli enigmi, Cordella, perché sono molto importanti !

Striker, 26 gennaio 2002

Inizio la mia recensione dicendo che questa avventura testuale mi è piaciuta molto, ho trovato affascinanti le descrizioni dei luoghi, forse gli ambienti sono troppo ristretti, poichè alla fine non impazzivi, ma trovavi sempre la soluzione, bastava infatti osservare attentamente(anche se sono impazzito una volta o +). Complimenti per la parte finale, non so perché ma creava molta suspense, infatti mentre ero affrettato per cercare di capire cosa dovevo fare mi batteva il cuore, perché il testo metteva agitazione (anche se pensandoci bene se io non do l’invio il gioco è fermo). Se devo dare un voto da 1 a 10 scelgo un bel 7+. Poteva essere un voto maggiore, ma, secondo me la longevità in tutti i tipi di giochi è la cosa che deve valere di più. Questa è la mia quarta avventura testuale finita dopo “Zazie” (di Luca Melchionna), “Vanilla” e “Alieni Per Sempre” (tutte e 2 del mitico BaR).
Ciao.
E grazie per averci regalato questa bella avventura.

Paolo Lucchesi, 28 gennaio 2002

Finalmente giunsi al termine, e quindi posso dire la mia. L’avventura mi e’ piaciuta molto, bell’ambientazione, belle descrizioni, bei personaggi, bell’atmosfera… ti tiene incollato alla sedia… Troppo facile? Forse, ma va bene cosi’, per un avventura fortemente narrativa come Flamel… gli “enigmi” sono tutti funzionali alla trama, non si rimane mai bloccati troppo a lungo e ci si gode la trama fino in fondo senza troppa frustrazione. Poi a me non piacciono troppo le avventure orientate al problem-solving. Se proprio bisogna trovargli una pecca, ammetto che la fine mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, mi e’ sembrata un po’ semplicistica… Francesco ha costruito un castello narrativo notevole, mi sono chiesto per tutta l’avventura cosa stava accadendo e quale spiegazione ci poteva essere dietro, e alla fine la montagna ha partorito un topolino… (vedi dopo lo spoiler) Come se Francesco non avesse trovato un modo migliore per risolvere la trama… Comunque rimane veramente ottima, grazie e ancora complimenti, Francesco

Alessio, 31 gennaio 2002

Ho appena terminato Flamel.
Le avventure testuali sono, per quel che mi riguarda,una “scoperta” molto recente, anche se la mia “carriera” di videogiocatore è lunga più di quindici anni. La mia prima avventura è stata la famossissima Avventura nel Castello, trovata per caso qualche anno fa nel disco fisso di un vecchio 286. Il mio giudizio, quindi, non è certo quello di un esperto. Confesso che Flamel è stata la prima avventura testuale che ho giocato fino in fondo, cosa non da poco. Descrizioni e narrazione estremamente piacevoli. A determinare il fascino del gioco è il non sapere cosa stia succedendo realmente: se si ha sempre chiaro quale è lo scopo immediato da raggiungere, ma allo stesso tempo permane la costante assurdità della situazione generale.
Purtroppo ho visto il film The Game (che molto onestamente citi alla fine :-), quindi il finale è stato molto prevedibile, ma non per questo il divertimento è stato minore. A me non piacciono avventure in labirinti o locazioni troppo vaste, preferisco poche e ben definite locazioni: da questo punto di vista Flamel è perfetto. Non è mai frustrante, a parte il primo gioco della piattaforma, quello sulla sinistra: ho impiegato secoli tentando, invano, di tirare la valigia addosso al killer, non accorgendomi dei sassi, ben più adatti allo scopo :-).
Aspetto trepidante la prossima avventura.

Paolo Lucchesi, 28 gennaio 2002

Il topolino non è nemmeno troppo originale… Oltre a “the game” mi viene in mente anche “Fascination”, vecchia avventura grafica statica della Coktel, che aveva la stessa fine. E forse ci sono altri precedenti…

Sauron

Il primo lavoro di Francesco Cordella (lo dico subito) credo sia davvero un buon lavoro: era da tempo che non mi appassionavo ad un’avventura italiana che fosse realizzata con adeguata cura del linguaggio e con un’atmosfera che fosse in grado di catturare realmente l’attenzione del giocatore. Mi è capitato con Flamel, così come mi capitò a suo tempo forse soltanto con due avventure qui in Italia: Cosmic adventure e Non sarà un’avventura, sebbene per motivi differenti.
Flamel è un’avventura che rientra nel filone classico del genere: impianto solido, narrazione in terza persona (ma con delle intrusioni che provengono dal creatore onnisciente), enigmi non eccessivamente complessi, anzi.
Ho innanzitutto apprezzato la grande cura posta nella scrittura, nel vaglio lessicale: le descrizioni degli ambienti sono particolareggiate e insieme, con pochi tratti, riescono ad accennare a qualcosa che stia come “dietro” gli oggetti, dietro i personaggi e i luoghi dell’avventura. Flamel pare aggirarsi in un universo che è coerente – per la buona corrispondenza azioni-reazioni, per il suo look da “realismo magico”, solo per scomodare autori del passato alla Bontempelli o alla Zavattini, pur con le dovute proporzioni – e al contempo incoerente, come richiesto dalla struttura del gioco, in fondo suddivisibile in episodi legati fra loro da un filo rosso che è la sovracoscienza del protagonista. Anche se forse la storia è un po’ troppo lineare. Il testo scorre fluido e i dialoghi di buona caratura sono elementi che contribuiscono a corroborare l’atmosfera tra il noir e il surreale: d’altronde non è Flamel forse la caricatura in chiave drammatica della classica figura dell’investigatore da libri gialli? E non ci sono elementi surreali assai forti (penso al Mondo del Piacere, al Parlamento, allo sbarco sulla spiaggia) da creare quello straniamento che pure dà un sapore particolare a questo lavoro di IF?
Flamel è una storia dal sapore fantastico, ma sarei tentato di definirla una storia di “terrore”, perché a ben vedere terribili sono i personaggi che lo abitano: non nel senso che suscitano sentimenti come paura oppure orrore, ma terribili per la loro stessa natura e ancor di più per le storie che raccontano, per quelle che testimoniano con la loro mera esistenza, per quel sentimento misto di dubbio e inafferrabilità che catturano il lettore a sentire le loro vicissitudini e osservare le loro misteriose azioni e ugualmente misteriosi movimenti. In fondo se ci soffermiamo a riflettere, essi hanno quasi tutti un non so che di terrificante e di deforme: deforme in ogni senso è la figura di Numang, deforme per moltissimi versi è Ejok, caricature sono il Bibliotecario e Doog e tanti altri che si aggirano in quello strano mondo.
Per accrescere ancor di più nel lettore questa sensazione di disagio l’autore ha ben ideato tutta una serie di riferimenti ad eventi che non conosciamo né possiamo conoscere, in special modo quelli che riguardano Flamel stesso: egli pare come catapultato nel mondo sub-creato da un destino cieco e atroce, che si accanisce sulla sua esistenza. Ma col progredire dell’avventura e degli eventi ci rendiamo conto che l’intera vicenda assume più i contorni di un’ordalia o forse di una espiazione per Flamel (e quindi per il giocatore). Si accenna ad un suo passato fatto di errori e di colpe, la sua stessa vita sappiamo che perdura nell’immobilità insieme morale e quasi fisica, il fatto che sia uno scrittore non fa che rendere ancora più oscuri certi riferimenti ai libri (che egli non pare aver mai letto né conosciuto), agli autori (astrusi, ignoti…fittizi?), ai personaggi che hanno attraversato e attraversano la sua vita (Fanshawe, il professor Benko ed altri). L’autore insieme accenna e nasconde, svela e mistifica, dice, sottintende, confonde: in questo affastellarsi di mezze verità il giocatore è preda di frustrazione (ma calcolata e contestualizzata, quindi una eu-frustrazione) e di desiderio di proseguire, rivelare, capire. Le difficoltà sono però perlopiù di carattere conoscitivo, poiché gli enigmi (forse la parte più debole dell’avventura) non sono particolarmente numerosi, né complessi, ma nemmeno assenti come in tante recenti avventure puzzleless. Il puzzle più grande forse è proprio Flamel: si aggira prima in una città e poi in un Mondo del Piacere che ha le connotazioni di un labirinto in cui egli cerca di rinvenire la strada per uscirne; accusato ingiustamente di omicidio, egli vaga alla ricerca di una via d’uscita e di una spiegazione.
E’ stato prescelto per un’avventura più grande di lui? O è solo un investigatore fai-da-te? Approfittatore ladro di identità? Penitente o reticente? E chi sono gli uomini che lo braccano, lo accusano, lo salvano, lo indirizzano? E ancor di più, chi è Ejok, l’altra figura che sola al fianco di Flamel può rivendicare una certa “grandezza” e profondità? Enigmatico e assai ben tratteggiato, chi è veramente questo giovane dalla vita familiare così turbolenta? E chi è Tribh? Non potrebbero essere forse la medesima persona, scissa e mai ricomposta?
Flamel ci attrae con i suoi eventi insondabili, con i suoi silenzi, con le sue zone d’ombra, anche se la parte relativa agli enigmi non sia così spiccata come in altre avventure: probabilmente farà la felicità di molti che mal sopportano gli “imbuti narrativi”, gli ostacoli da rimuovere, i puzzle da risolvere. Tra i quali però non ci sono io :)
Un’ottima avventura e un ottimo esordio, quello di F. Cordella.

Giovanni Riccardi, 7 marzo 2002

Comincio subito la recensione con il mio giudizio sul gioco di Francesco Cordella. Flamel è la migliore avventura in italiano che mi sia capitato di giocare da un po’ di tempo a questa parte (giudizio assolutamente personale, basato anche sul fatto che non ho giocato moltissime avventure nell’ultimo periodo). Ci sono alcune caratteristiche che rendono quest’avventura un piccolo gioiello. Primo: l’ambientazione. Ho già detto a Francesco come io non sia appassionato di questo genere, ma ho apprezzato moltissimo l’atmosfera che si respira in tutto il gioco. Secondo: la scrittura. Flamel è scritta benissimo, le descrizioni dei luoghi e degli oggetti sono precise e dettagliate, ma mai lunghe e noiose. Direi che le scene sono descritte in modo cinematografico, con le parole che seguono l’azione come una telecamera nelle mani del regista. In certi momenti (per esempio il finale) Francesco riesce addirittura a creare un certo pathos, una senzazione di urgenza che a pensarci bene è abbastanza assurda in un gioco non in tempo reale. Ma lui ci riesce e questo è senz’altro un merito. Terzo: tecnicamente (dal punto di vista della programmazione) Flamel è quasi perfetto perché non ha errori, a parte due o tre cosucce che mi sono ripromesso di far presente appena avrò tempo (senza escludere che potrebbero anche dipendere dalla libreria di Inform).

Ora veniamo ad alcune critiche. Ho trovato quest’avventura troppo lineare, nel senso che per andare avanti nell’azione bisogna fare una certa cosa ed oltretutto al tempo giusto. Questa linearità del gioco è però sorretta da una buonissima scrittura che concentra il giocatore solo sulla scena principale facendogli mettere da parte tutto il resto(e qui il tempo gioca un ruolo fondamentale). Sebbene questo sia positivo sotto certi punti di vista (per esempio tecnicamente si devono gestire meno situazioni e quindi si riesce a fare un programma con pochi errori) il gioco in certi momenti mi è sembrato tipo quei laserdisk di una volta (“Drangon’s Lair” ad esempio) in cui bastava premere il pulsante giusto al momento giusto per andare avanti. Ho avuto la sensazione che mentre Francesco scriveva quest’avventura, avvesse bene in mente come lui sarebbe andato avanti nella storia, non prevedendo delle scelte diverse (o prevendendo pochissime).

Per concludere, il mio giudizio su Flamel è assolutamente positivo. Considerato il fatto che Francesco non è un programmatore e che si è imparato Inform per scrivere quest’avventura, devo dire che il risultato è molto buono. E’ un’ottima premessa per una prossima avventura, che spero sia meno lineare, ma sempre sorretta dall’ottima scrittura.

Fabrizio Venerandi, 21 marzo 2002

Trovo l’avventura molto interessante e in buona parte riuscita. Gli aspetti positivi sono l’aver scelto di dare privilegio alla narrazione rispetto al gioco meramente enigmistico: tutta l’avventura si presenta come una storia unitaria, in cui la continuità narrativa segna fortemente l’andamento della lettura. E’ una avventura che si legge e che si vuole fare leggere.
Belle le ambientazioni, lo stile piano ma evocativo: funzionale per lo scopo che il gioco si pone, in questo citare atmosfere da romanzi di genere (giallo piuttosto che fantascientifico). Legato al primo aspetto, è interessante anche l’idea di ‘abbassare’ il livello di difficoltà degli enigmi, per mantenere una certa fluidità del racconto. Spesso gli enigmi non sono logici, ma conoscitivi (e penso soprattutto alla zona cinta da mura). Si va avanti per tentativi, cercando di ampliare le proprie conoscenze, e i risultati arrivano all’improvviso, per caso, e non seguendo una causa ed effetto prettamente logica: è un aspetto che mi interessa anche come ‘scrittore’ di avventure e si avvicina a quello che dicevo tempo addietro sulla AT che presenta enigmi che sono legati alla conoscenza delle storie che stanno dietro al gioco. Gli aspetti negativi, mi sembra giusto sottolinearli, sono nella debolezza di alcune parti, nella eccessiva semplicità di alcune risoluzioni che avrebbero meritato (non fosse altro per la cura dell’ambientazione) maggiore tempo e profondità (mi viene in mente il carcere: una bella ambientazione, un personaggio interessante che potrebbe dare molto, che si risolve un po’ stupidamente in due minuti).
Non mi piace il finale (non proseguano nella lettura coloro che devono ancora giocare), sia perché è preso paro paro da altri luoghi sicuramente un film, ma credo anche un romanzo), sia perché non funziona con il resto della storia (la morte del protagonista non sarebbe spiegabile in alcun modo): è una specie di deux ex machina che dovrebbe svelare tutto ciò che era avvenuto in precedenza, ma in realtà non solo non lo fa, ma banalizza una atmosfera fantascientifico-surreale che reggeva benissimo da sola.
I miei complimenti all’autore, credo che questa sia una avventura importante per il panorama italico, non fosse altro perché si presta molto bene a fare da ‘apripista’ per i non giocatori abituali di AT, proprio per il forte legame con la narratività del testo.

L2023 11 marzo 2002

Ps: “Flamel” è ben scritta e ben realizzata: complimenti (e grazie) all’autore. vorrei poterne scrivere subito una recensione ank’io, ma ho smarrito la posizione salvata e mi tocca ricominciare…

Atrus, 6 aprile 2002

Devo dire che però il finale mi ha un po’ deluso… mi aspettavo chissà quali grandi rivelazioni, risposte alle mille domande, alla strana ambientazione… e poi la frase finale mi lascia proprio un senso di nulla.
Sarò io che sono contro tendenza. :)

A parte tutto… ma il concetto della avventura-gioco non era già stato sfruttato anche in Fascination?

Cyppo, 31 maggio 2002

Il finale è grande…vale l’avventura.
Ma ne hai scritte altre Cordella?

Stefano Gaburri, 12 giugno 2002

Oggi un mio studente di ingegneria del software, senza sapere che ero appassionato di AT, mi ha detto “sai ho scaricato un’avventura dalla rete, molto interessante, si chiama Flamel”. Mi sono commosso per te.

Kyoba, 30 luglio 2002

L’ho finita in un’ora, quindi sicuramente vuol dire che mi è piaciuta molto; per quanto riguarda i “bug”, qualche messaggio non ha il punto alla fine e soprattutto il ROTFLante

Vedi un uomo
>CHIAMA L’UOMO
Non hai il telefono.

^__^;

Belle le citazioni da Auster, Boito e chissà quanti altri che la mia ignoranza letteraria non mi ha permesso di cogliere, bella l’atmosfera distopica, (a mio parere) ORRENDO l’happy end (del resto ho odiato anche “gur tnzr”) (questo era Rot 13, non un nome pakistano).

Lord 2023, 1 gennaio 2003

In coda, con imperdonabile ritardo, ecco una mia piccola recensione di Flamel, che ho concluso durante le vacanze. Notevole l’atmosfera di alcuni passaggi, in particolare tutta la prima parte: dal paragrafo con il quale si apre il racconto, alle descrizioni romanzate che accompagnano il lettore mentre si muove nell’appartamento e nella villa: all’improvviso un telefono squilla, e il coinvolgimento è immediato, scandito dal crescente mistero che avvolge il personaggio. Mi è piaciuto il realismo: dopo la scossa di terremoto, l’appartamento ne riporta segni evidenti, che aumentano la sensazione di “trovarsi lì” e — << improvvisamente ti ritorna in mente la telefonata di prima >> — il tutto si permea, un po’ alla volta, di una sottile inquietudine. << Tensione? quasi angoscia. >> Il Parser è generalmente all’altezza della situazione, a parte piccole imperfezioni qua e là — rimarchevole lo sforzo profuso per rendere vivi e concreti alcuni NPC. Peccato per il repentino cambio di ambientazione, in parte attenuato dai continui rimandi tra un “mondo” e l’altro: nonostante il permanere di alcuni elementi — l’emozione dominante, a metà strada tra smarrimento e senso di colpa (magistralmente reso dalla sequenza dei delitti inspiegabili) — mentre proseguivo, ho sperimentato una forma di nostalgia della cornice di gioco iniziale, che via via si perde, “annacquata” nella trama fantastica dell’avventura: è un po’ come se fossi rimasto alla magia dell’appartamento, della villa? la quale mi è sembrata declinare con il procedere del gioco, nel passare dalla realtà possibile (il mondo parallelo) alla fantasia di un racconto dell’immaginario. De gustibus: probabilmente amo il realismo assoluto — immedesimazione, coinvolgimento, enigmi logici — perché credo possa dare spessore a questa particolare esperienza interattiva che è l’IF. Penso che Francesco abbia il talento per creare, un giorno?, la mia avventura preferita: quella che vorrai sempre emulare, portare con te, consigliare a tutti, vivere e rivivere. :) Flamel è un’avventura importante e nuova, per il panorama italiano: ha ragione Fabrizio. Consiglio a tutti i neofiti di giocare anche solo la prima parte di Flamel: come non appassionarsi al genere delle AT?

Ema, lunedì 3 febbraio 2003

Ho appena finito flamel…sono rimasto attaccato al computer per due sere!Forse il finale mi ha lasciato un po’ così, perchè avrei voluto saperne di più dei personaggi del mondo del piacere, come ad esempio doog, oppure chi ha ucciso il bibliotecario… non è stata difficilissima, anche se già mi stavo disperando per cercare la chiave della botola dove si infila il nano (meno male che sono venuti a darmi la botta in testa),oppure per scoprire l’utilità del cartoncino trovato addosso al bibliotecario. pregevoli le chicche dell’albero su cui si può salire (anche se inutile), la pulizia del pomello, e soprattutto
dell’ampiezza dei dialoghi (mi sono troppo divertito a salutare e ringraziare doog). non capisco poi da dove salti fuori il tipo in divisa che mi spara se tento di attraversare il torrente e dove poi si volatilizza, e come mai non mi veda quando invece me ne sto allegramente a perquisire il cadavere. dove se ne va doog quando esce dalla palestra?booooh!la città poi è deserta, sono tutti nell’alcova o a giocare alla camera dei giochi. comunque è stata un’avventura emozionante, e quando l’ho finita mi è quasi dispiaciuto perchè avrei voluto continuare ancora a giocare.
saluti