Act Of Murder di Christopher Huang (scritto con lo pseudonimo Hugh Dunnett, secondo classificato If Comp 2007)

Act of Murder è una classica mystery adventure realizzata sulla scia del capolavoro de genere, Deadline. Ma Act Of Murder non è Deadline, diciamolo subito, anche se contiene alcuni spunti interessanti che possono dare un nuovo corso ai giochi di questo tipo.

Lo “stage” è teatrale: una villa con un cadavere, un impresario teatrale, cinque sospettati, parenti e collaboratori della vittima, e un detective che deve risolvere il caso, relazionandosi con l’ispettore capo, Duffy (omaggio a un personaggio di Deadline). Tutto si svolge in una quindicina di locazioni, non di più. L’autore ha infatti deciso di rendere inaccessibile il piano superiore della villa, il che può anche essere una scelta giusta: inutile allargare la mappa se non serve, meglio concentrare l’azione. Una scelta che approvo.

Inoltre, c’è un altro elemento interessante, che peraltro avvicina Act Of Murder a un gioco da tavolo modello Cluedo: ogni sessione di gioco sarà diversa, con nuovi indizi e un nuovo assassino. Già, l’autore ha reso Act Of Murder “rigiocabile”, realizzando di fatto più giochi in uno. E questa è una scelta che approvo meno. Perché se è vero che in questo modo Act Of Murder guadagna in originalità e longevità, è anche vero che lo sforzo immane profuso in questa impresa non è valsa la candela, a mio avviso. Il risultato è una serie di avventurine nell’avventura, quando sarebbe stato meglio concentrarsi su un solo, grande gioco, una sola grande trama.

Comunque sia, Act Of Murder resta un gioco con diversi lati positivi. A cominciare dalla "gestione" degli indizi: per trovarli, non bisogna guardare sotto i letti o nei doppi fondi dei cassetti. E’ tutto molto più naturale, anche perché la maggior parte degli indizi arriva dalle conversazioni. L’autore le ha gestite alla vecchia maniera: nessuna scelta multipla, nessun’altra diavoleria. Semplicemente, il buon vecchio >ASK MAN ABOUT TOPIC. Dove il Topic non deve necessariamente essere un oggetto, ma anche un qualsiasi concetto o argomento, e questo dona una cospicua dose di realismo all’impianto.

Gli indizi sono raccolti automaticamente in un taccuino, la trovata decisamente più interessante del gioco. Infatti, alla maniera di avventure grafiche mystery come Sinking Island di Benoit Sokal, ogni volta che spunta un elemento nuovo, finisce automaticamente nel taccuino, resta lì sotto gli occhi del detective, gli facilita il lavoro e le conversazione, oltre naturalmente a rendere evidenti i suoi progressi. Un meccanismo che, ci si augura, faccia scuola nelle avventure mystery. E che, ci si augura, sia usato per un mystery più sostanzioso di Act Of Murder.

Sì, perché, vuoi per la volontà di renderlo rigiocabile con relativa dispersione di energie, vuoi per la difficoltà di scrivere davvero un buon giallo, vuoi per mancanza di idee, sostanzialmente Act Of Murder è un giallo debole, con personaggi stereotipati (solito, maledetto difetto).

Dal punto di vista della trama, è infatti tutto molto banale. Ed è banale anche dal punto di vista del gameplay, molto più banale di Deadline, pur essendo arrivato oltre vent’anni dopo. Ad esempio, Deadline diventava notevolmente emozionante quando bisognava “seguire” i sospetti, Witness aveva una geniale costruzione dell’omicidio, mentre Act Of Murder si limita a un compitino. E alla fine delude chi cerca un bel mystery. Del resto, lo stesso autore ammette le difficoltà di scrivere un mystery testuale: ha infatti dichiarato che inizialmente aveva pensato a un gioco con venti personaggi, ma ha poi abbandonato l'idea, scoraggiato. Così, alla fine, forse influenzato dalla famigerata regola della IF Comp, che prevede di proporre giochi praticamente risolvibili in due ore (dunque, forza la realizzazione di giochi brevi), si è un po' perso per strada e ha tirato a chiudere frettolosamente.

Francesco Cordella – aprile 2009