Black Mirror (Future Games 2003).

Premessa: occhio agli spoiler.

Su Black Mirror ho letto recensioni tutte più o meno positive, a parte quella cattivissima di Gamespot, che però a questo punto sta diventando inaffidabile per le avventure: aveva infatti maltrattato anche Scratches, che invece è gioco da non perdere (e non solo perché ha avuto successo). Come è da non perdere Black Mirror, al di là di certi trascurabili difettucci (ingigantiti dalle malelingue…).

Diciamolo subito, molte cose sono “medie” in Black Mirror. Non “mediocri”: ho detto “medie”. Pochi picchi, insomma, ma neppure cadute in basso. Il che è decisamente un pregio.

Storia

La storia è “media”, niente di che: tu, impavido eroe, a causa dell’inspiegabile morte di tuo nonno, torni nel maniero di famiglia dopo anni e devi risolvere una serie di omicidi. Roba scritta e sentita mille volte, ma qui c’è una differenza: in Black Mirror questo brodo è “ben condito”. Sì, perché il gioco ha un buon ritmo, una scrittura decente e, soprattutto, dà sfoggio di un elemento proprio solo delle migliori avventure: la suspense.

Black Mirror è un gioco di suspense, di atmosfera, con qualche colpo di scena. Nonostante la storia sia per molti versi banale, avrete voglia di arrivare in fondo per smascherare l’omicida e risolvere certi misteri.

Personaggi

Anche i personaggi sono “medi”. Non aspettatevi grandi cose neanche qui. Mancano di approfondimento psicologico perché è la scrittura a essere “media” (Black Mirror non l’ha scritto Douglas Adams). Oltre tutto, non sono neppure così originali. Tuttavia, sia chiaro, non sono ridicoli né banali e si inseriscono bene nella trama, senza particolari stonature o forzature. Dosano le parole, senza sbracature. Contribuiscono alla suspense. Non sono prolissi. Tutto ciò non è poco. E alcuni restano impressi (come il giovane pazzo).

Suspense

Merita un capitoletto a parte. Questo è infatti il maggior pregio del gioco: Black Mirror vi terrà incollati alla poltrona. Quanti ne trovate di giochi così? Oltre tutto, è pur piuttosto longevo, anche un giocatore esperto ci mette un po’ a finirlo. Ed è piacevole giocarlo: io me lo sono goduto per diverse settimane.

Enigmi

Altro grande pregio. Sono tutti logici. Tutti. E’ la prima volta, direi, che mi trovo di fronte a enigmi così ben integrati nella trama, con spunti originali, e mai stolidi. Assieme alla suspense, è l’aspetto migliore del gioco. Certo, ci sono le solite chiavi, i soliti puzzle di logica, un labirinto, ma vi assicuro che è tutta roba ben scritta che è un piacere risolvere e che dà le giuste soddisfazioni. Saranno anche enigmi semplici, ma meglio semplici e logici che difficili e stupidi (come quelli dell’insulso Still Life).

Grafica, aspetti tecnici

La grafica è notevole (no, non è “media”). Anche la “pioggia” è programmata benissimo e contribuisce all’atmosfera. La possibilità di conoscere tutte le uscite da una stanza premendo un tasto (Tab) è comodissima. L’interfaccia per interagire con gli oggetti una delle migliori (e più semplici) mai create. Bella l’idea di potere, a volte, “esplorare a fondo l’oggetto” premendo il tasto destro.

Critiche

C’è chi si è lamentato per le poche posizioni di salvataggio (ventiquattro in effetti sono poche). Ma chi ha parlato di dialoghi scritti male e recitazione ridicola sbaglia: almeno, nella versione italiana Black Mirror da questi punti di vista è buono. Il vero difetto, semmai, è quello di tutte le avventure grafiche moderne: la linearità, la mappa ristretta. A volte, anche in Black Mirror, si procede a blocchi di poche stanze, non c’è mai una bella mappa aperta su cui sbizzarrirsi. Per alcuni, però, questo può essere invece un pregio. Punti di vista.

Altro difetto: lo spessore psicologico dei personaggi “medio” (se non scarso in certi momenti). Spesso, nelle avventure, gli autori preferiscono dilungarsi (a volte inutilmente) su certi lati della storia, magari tornano indietro nel tempo di secoli, anziché concentrarsi su cose più terra-terra, ma più interessanti, come il carattere di un personaggio. Insomma: preferiscono parlare di antenati e vecchi volumi, anziché dirci perché il birraio è triste. Eppure, se si parlasse meno del “passato” e più del birraio che abbiamo di fronte, se saltasse fuori magari un suo dramma familiare, lo “spessore” del gioco ne guadagnerebbe. Mi piacerebbe leggere meno storie polverose e più storie di vita, il che oltre tutto gioverebbe molto all’approfondimento psicologico dei personaggi.

Genialate

Grazie agli autori per le due situazioni in cui c’è la morte istantanea, erano anni che non morivo in una avventura (ma perché nelle avventure d’oggidì non si muore più?). Ho trovato interessante (non una genialata…) il fatto che manchi l’ironia. In genere, per sdrammatizzare, in giochi così gli autori inseriscono battute, momenti autoironici. In Black Mirror, invece, è tutto serissimo: e io ho apprezzato questo “coraggio”…

Conclusioni

Non è un gioco perfetto, sia chiaro. Molte cose, in Black Mirror, sono “medie”, l’ho detto. Ma la grafica è buona, la trama decente, gli enigmi ottimi, la longevità notevole, l’atmosfera formidabile, la suspense ad alti livelli: che volete di più?

Francesco Cordella – luglio 2007