Art Of Murder – Caccia al burattinaio (City Interactive, 2008) 

Avevo voglia di un'avventura thriller lineare, non troppo concettosa, e allora ho puntato senza esitazione su un vecchio gioco che avevo nel cassetto: Art Of Murder Caccia al burattinaio. Infatti, dopo avere concluso il primo Art Of Murder anni fa (La crudele arte dell'omicidio), sapevo più o meno che cosa aspettarmi. 

Di sicuro, questo Caccia al burattinaio è superiore al predecessore, sotto tutti i punti di vista: grafica, enigmi, implementazione, perfino storia. E' un gioco divertente, molto lineare appunto, e dunque rilassante. Il nostro compito è smascherare un serial killer che firma i suoi omicidi in giro per l'Europa lasciando una bambolina di pezza vicino a ogni cadavere. Una trama del genere – classica più che mai – per molti versi è una garanzia, basterebbe a sostenere il gioco da sola, a patto che il gioco sia un minimo curato. E Caccia al burattinaio lo è.

Un minimo, però. Sì, perché è un vero peccato che, dopo un po', nonostante la "banalità" della trama riesca comunque a farci perdere il filo: ci ritroviamo, ad esempio, a viaggiare verso un'altra città, a incontrare un nuovo personaggio, senza ricordarci perché. Ma dico io. Avete messo su tutto questo impianto e vi perdete in un bicchiere d'acqua? Sarebbe bastato inserire qualche testo di raccordo, un minimo di riassunto, di riflessione del protagonista… Invece, no: alcuen cose succedono senza che si capisca bene il perché. Ed è assurdo che, dopo tanto lavorìo sul piano tecnico per rendere il gioco appetibile sul piano grafica e del gameplay, si scivoli così sulla sceneggiatura. 

Un'altra pecca riguarda alcuni enigmi, che sono piuttosto scorretti. Tralasciamo il fatto che, senza la possibiità di evidenziare gli hotspot, sarebbe un delirio perché ci sono oggetti veramente nascosti (e senza buoni motivi, se non per aumentare la longevità) e addirittura bisogna individuare punti del pavimento o dei muri per risolvere certe situazioni. Questo problema, però, è fortunatamente aggirabile evidenziando appunto gli hotspot.

La scorrettezza è evidente altrove: ad esempio, in un caso bisogna sistemare alcuni oggetti l'uno sopra l'altro e il gioco non informa *mai* quando abbiamo azzeccato la sequenza. Sapete che cosa a ? "Apre" un nuovo, invisibile hotspot senza dircelo (un punto sul muro) e lo "richiude" se cambiamo la sequenza. Insomma, il gioco "bara" e per noi è un'impresa capire quando siamo sulla strada giusta.

Ripeto: è un peccato perché con un po' di cura in più (un mesetto di lavoro?), Caccia al burattinaio sarebbe diventata un'ottima avventura. Bastava anche solo un più corposo lavoro sulla sceneggiatura che avrebbe "coperto" alcuni difetti (è come se lo sceneggiatore si fosse addormentato qua e là).

Invece così resta nella media appare "frettolosamente" conclusa, tanto che il finale è raffazzonato e poco soddisfacente.

(dicembre 2011)