Fahrenheit (Atari, 2005).

Premessa: occhio agli spoiler

Ho sempre diffidato delle action-adventure. Ma Fahrenheit merita decisamente di essere giocato perché, per molti versi, è innovativo, ma anche perché è curato, realizzato con passione e attenzione ai dettagli. Racconta la storia di un uomo e di due poliziotti: l'uomo si ritrova implicato in una strana serie di omicidi, i poliziotti gli danno la caccia.

Difetti ne ha, certo, ma i pregi sono molti: partiamo da questi.

Pregi

Innanzi tutto, la regia: Fahrenheit è diretto benissimo. Usa in modo spettacolare la tecnica dello split-screen, cioè lo schermo diviso a rappresentare due situazioni che avvengono contemporaneamente o la stessa situazione vista da angolazioni diverse. Ma anche a schermo unico la regia è notevole, cinematografica direi. Rara, se non rarissima, in un gioco di avventura. Eppure, Fahrenheit non è un film, non è Phantasmagoria per intenderci. E' un gioco vero e proprio: con pochi enigmi sì, ma nonostante tutto mantiene l'impianto avventuroso. E appassiona anche chi non ama avere a che fare con joystick e smanettamenti.

Infatti, le azioni da compiere sono molto originali: bisogna, ad esempio, imparare a respirare nel modo giusto, camminare al buio. E poi correre: qui gli autori hanno pensato di riesumare l'antica combinazione del leggendario Decathlon, per correre bisogna infatti premere velocemente due tasti ed è un piacere tornare a farlo dopo anni, una riuscitissima operazione nostalgia. Ma il culmine arriva quando bisogna affrontare vere e proprie scene d'azione: inseguimenti, combattimenti. Qui, per vincere, si deve ripetere una certa sequenza di tasti proposta via via dal computer: altra operazione nostalgia, dato che in questo caso viene riesumaeto il vecchio gioco da tavolo dei colori Simon. Divertente, molto divertente. Tutto ciò, credetemi, fa passare in secondo piano l'assenza di enigmi.

Altro pregio, la caratterizzazione dei personaggi: niente di clamoroso, sia chiaro, alcuni, come il protagonista, mancano un po' di storia (non sappiamo da dove venga, ad esempio), però nel complesso i personaggi danno emozioni pur essendo un po' stereotipati (il poliziotto nero stile fumetto Nick Raider, il sacerdote).

Difetti

Innanzi tutto, la troppa linearità. In verità Fahrenheit dà solo l'impressione di poterti fare percorrere strade alternative perché in sostanza la strada maestra resta una. Del resto, con un tale dispendio di "energie" di produzione creare vere e proprie strade alternative che portino lontano, realmente altrove, sarebbe stato dispendiosissimo, come creare un nuovo gioco, Eppure, gli autori si piccano di avere realizzato un gioco "aperto", ma sarebbe stato meglio approfondire di più la strada maestra, concentrarsi magari solo su quella, lasciando perdere certi aridi sentieri che risultano alla fine poco più di specchietti per le allodole.

Altro difetto, la trama. Certo, non mancano gli spunti originali. Ma da metà gioco in poi, torniamo a stilemi abusatissimi: il ritorno all'infanzia, il passato che torna (perché in tutte le avventure c'è sempre un passato che torna?), e soprattutto la virata decisa verso il mistero storico alla Martin Mystere, insomma la banale spiegazione del tutto facendo ricorso ad antiche civiltà e antichi segreti. Spremendosi un po' di più le meningi, con tanto materiale a disposizione, si poteva fare meglio, molto meglio.

Conclusione

Ripeto, Fahrenheit va decisamente giocato. Una volta iniziato, uno non vede l'ora di finirlo. E non è poco. Addirittura può venire voglia di giocarlo, se non altro per esplorare quei sentierucci alternativi e quei finali alternativi di cui parlano gli autori.

Francesco Cordella, ottobre 2006