Recensione di Runaway (Pendulo Studios, 2003).

Occhio agli spoiler!!

La cosa che più colpisce di Runaway è la grafica stile cartone animato: curatissima. Così come le sequenze cinematiche: davvero ben fatte. Lo dico subito: il gioco è divertente. Ma niente di eccezionale. L’atmosfera ricorda quella di un’altra avventura ambientata nel deserto: Full Throttle del genialoide Tim Schafer. Però, inutile nasconderlo, Runaway è, per trovate, guizzi, originalità, diversi gradini più in basso, anche se, ripeto, è piacevole.

La trama è piuttosto scontata: due tizi inseguiti dai criminali… alla ricerca di un rifugio e di un malloppo. Insomma: carne trita. Sia chiaro: anche quella di Full Throttle è, in sostanza, una trama banalotta, ma le battute, i personaggi, gli enigmi la valorizzavano notevolmente. In Runaway, invece, tutto è ok, ma picchi non ce ne sono.

Gli enigmi sono semplici anche se mi sono bloccato per molto tempo in due occasioni, tanto che ho dovuto sbirciare la soluzione: poi ho scoperto che non avevo centrato due diabolici hotspot. Tutto qua. Un po’ scorretto, eh! Quando per allungare la longevità si è costretti a insabbiare gli hotspot, qualcosa non va di certo. Tanto più che in Runaway centrare alcuni hotspot, ad esempio quello di uscita dal villaggio Hopi, è impresa piuttosto ardua.

Per non parlare dell’enigma del vaso di fiori, che ho risolto per puro caso: mi spiegate perché mai, per tirare fuori una chiave da una sozza fiorera, devo tirarci sopra un vaso di fiori da un balcone?

C'è pero un enigma molto buono legato alle conversazioni. SPOILER! In genere, nelle avventure, basta leggere tutte le domande e risposte per procedere, ma Runaway a un certo punto offre una genialata. Ci si ritrova a parlare di cinema con Sushi, lei chiede il nostro regista preferito e tu pensi che sia inutile continuare, che il discorso non porta a nulla. Sbagliato! Bisogna rispondere una certa cosa e una certa altra cosa, tra varie opzioni, per procedere. Mi ci sono bloccato per un po': è un buon esempio di enigma da conversazione non banale. Certo, però, una volta scoperto il trucchetto, tutto finisce.

Non ho molgo altro da dire su questo gioco. Lo so, è famosissimo, qualcuno l’ha addirittura paragonato, per il tono, a Monkey Island. Calma. Monkey è un capolavoro, Runaway un onesto prodotto di cui, diciamolo, si può fare a meno. Però rilassa, tiene impegnati un po’, e tanto può bastare.

In fondo parliamo di videogame. Ma le grandi avventure grafiche (o testuali) sono un’altra cosa.

Ho visto che in questi giorni è uscito Runaway 2: l’ho comprato, anche perché costa meno di venti euro.

Francesco Cordella, agosto 2007