Teatredron (Andrea Tupac Mollica, Z-Code, 2008)

Ho provato Teatredron scritto da Andrea Mollica dopo avere letto sul newsgroup it.comp.giochi.avventure.testuali che Paolo Lucchesi, stimato appassionati di narrativa interattiva, ci stava giocando. Ci ho passato due o tre ore prima di bloccarmi irrimediabilmente e rendermi conto che la cattiva implementazione purtroppo inficia tutto. Ma il mio giudizio non è affatto completamente negativo. Certo, ci sono diversi errori di grammatica, qualche sciatteria, però qualche attrativa non manca.

Si comincia in un treno che ci sta conducendo nella residenza di un parente che ci ha lasciato una eredità. Tutto già visto, eh: la residenza è una magione abbandonata e misteriosa, il parente si rivelerà essere alle prese con oscuri esperimenti di alchimia e così via. Però un che di magnetismo c’è. Subito, per atmosfera, Teatredron mi ha richiamato un altro gioco che ho provato di recente ma non ho recensito perché mi ha deluso profondamente: Dead Cities del bravo Jon Ingold, autore di perle com All Roads e Insight. Certo, Dead Cities è implementato meglio, scritto meglio, ma l’ho trovato fine a se stesso, poco appassionante, come se si avvitasse sulla sua stessa trama, tanto che non avrei avuto niente da dire in una recensione perché aggiunge ben poco al panorama IF.

Teatraedron, invece, può dire qualcosa nel panorama IF italiano. Innanzitutto, pur con molti luoghi comuni, arriva vicino a una giusta fusione tra trama e gioco: la trama, quale che sia, c’è e ricorda pure Hollywood Hijinx della gloriosa Infocom; il gioco pure c’è, e arriva subito: senza troppi preamboli ci si ritrova immediatamente alle prese con enigmi. E poi, i testi brevi evitano quella dispersione e permettono di concentrarsi sull’interazione.

Ammetto di non avere finito Teatreedron perché a un certo punto mi sono bloccato per via, ripeto, della cattiva programmazione: e questa è la vera nota dolente. Credo che Andrea Mollica, l’autore, abbia trascurato il beta-testing, che invece è un passaggio fondamentale. Conseguenza: certi oggetti sono implementati male (c’è una assurda confusione tra libreria, volumi, libri) e certi oggetti, presenti nella descrizione della stanza, non sono riconosciuti dal parser. Inoltre, c’è un enigma che ho trovato particolarmente scorretto: in libreria devo usare la formula “consulta libreria su…”, che è quantomai desueta e può essere “centrata” solo da chi prova tutto il parser Inform! Ma un principiante non ci arriverebbe mai, mentre il mio auspicio è che le avventure testuali, già di per sé giochi di nicchia, siano sempre di più fruibili anche da chi le conosce poco. Infine, ultimo appunto: ci sono poche stanze. Per dare atmosfera avrei leggermente allargato di piu’ la mappa.

Detto questo, ripeto, Teatredron, con le dovute migliorie, può diventare un gioco da provare, se non altro perché purtroppo la produzione della comunità IF italiana è scarsa (ma tutti sappiamo bene quanto tempo richieda la realizzazione di una buona avventura). Andrea Mollica invece ha il merito di produrre, di provarci, infatti ha rilasciato anche altri giochi assieme a Tetraedron. E non è poco.

Francesco Cordella, aprile 2008